Spettacolo in programma

Giovedì 7 settembre

Ore 21.00 – Teatro Canzone [PALCO A]

FRANCESCO MONTANARI

ALESSANDRO BARDANI

BENEDETTO CESARINI

GRAZIE ANCORA SIGNOR GABER
scritto e diretto da Alessandro Bardani

Musiche eseguite dal vivo: Tommaso Cuneo
e con Francesco De Santis e Giulia Quagliarini

Prima nazionale

 

 Francesco Montanari, Alessandro Bardani e Benedetto Cesarini accomunati dall’amore per questo immenso artista presentano in anteprima assoluta a 6inEstate: “Grazie ancora Signor Gaber”. Uno spettacolo-reading per non dimenticare, anzi far riscoprire o scoprire alle nuove generazioni (e non solo) l’eredità artistico-esistenzialista lasciataci da una delle personalità che ha segnato indelebilmente il secolo scorso.

Il bello è che Giorgio Gaber rimane ancora qui. Attualissimo. Se ne è andato allo schioccare del 2003, dopo aver vissuto, cantato e soprattutto pensato in anticipo sui tempi. Rocker quando in Italia quasi non si vendevano neanche le chitarre elettriche. Showman in tv quando la tv era creatività coraggiosa. Poi creatore in proprio (insieme con il grandissimo Sandro Luporini) del teatro canzone, una forma tuttora ineguagliata di ospitalità del libero pensiero. Sul palco Gaber cantava, ovvio, e in un primo tempo nei suoi spettacoli faceva solo quello. Ma poi prese a dialogare con se stesso facendo scoprire a tutti che parlava a ciascuno. Monologhi collettivi, quasi. Il teatro canzone.

Giorgio Gaber è stato sempre libero in un mondo che spesso credeva soltanto di esserlo. Gaber è di tutti, che significa essere di nessuno e garantire arrabbiature a turno, a chiunque. Implacabile. E clamorosamente, talvolta impietosamente, sempre avanguardistico.

Giorgio Gaber e Sandro Luporini hanno illuminato la canzone d’autore, mondo dominato dai cantautori «poeti», di una luce diversa e personale; quella dell’analisi del reale e della ricerca della conoscenza.

“Grazie ancora Signor Gaber” vuole sottolineare come l’operato Gaberiano è stato sempre proteso a contrastare la logica del consumismo, della mercificazione della cultura e della trasformazione della merce in spettacolo. Gaber ha percorso, con estrema coerenza, una strada totalmente alternativa e lucidamente critica, una strada di ricerca, di sperimentazione, di autenticità, di rapporto onesto, sincero, lucido e critico con la realtà concreta, totalmente altra rispetto alla realtà virtuale della tv e dei social-network.

Gaber con una scelta radicale e, in qualche modo, clamorosa, con il teatro canzone rifiuta definitivamente di trasformarsi in un personaggio del mondo virtuale e vuole ritrovare il rapporto con la realtà: con il pubblico, con gli avvenimenti, con il contesto socio-culturale e politico, con la fisicità della comunicazione. Il teatro, uno dei mezzi di comunicazione e di spettacolo più antichi, gli consente di oltrepassare tutti i limiti e le contraddizioni moderne e postmoderne, garantendogli la possibilità di essere una persona reale, di esprimere pienamente se stesso, di esercitare il proprio spirito critico e la propria creatività, senza limiti e condizionamenti di sorta. Non a caso la parola “persona” ha un pregnante significato ontologico-esistenziale ma anche teatrale. In un mondo sempre più digitalizzato, questa è l’eredità che vogliono raccogliere e tramandare attraverso questo spettacolo Montanari, Bardani e Cesarini.

Gaber «filosofo ignorante», intellettuale libero e disincantato, cultore del dubbio, strenuo difensore del pensiero critico, analista anche spietato di tutto ciò che lo circonda.

Montanari, Bardani e Cesarini recitano alcuni tra i migliori testi firmati da Gaber-Luporini all’insegna di un teatro basato sulla “rievocazione-rappresentazione” storica, ma anche sulla riflessione, l’autoironia e il distacco critico, esprimendo a pieno la parte esistenzialista, e non politica nel senso stretto della parola, lasciataci da questi due immensi artisti.

Un tema centrale dello spettacolo riguarda “l’enigma del corpo”, la sua ambivalenza e problematicità e il rapporto con la mente. Si tratta di un tema esistenziale che presenta anche importanti riflessi sociali. Esso ha a che fare con la ricerca dell’autenticità, dell’integrità del soggetto, del superamento della scissione patologica tra pensiero e azione, tra intenzioni e atteggiamenti, che spesso rende contraddittorie le nostre esistenze. Tra l’altro, un autentico rinnovamento sociale è possibile soltanto grazie a persone che abbiano ritrovato la loro “interezza”. In scena i movimenti di Gaber erano tutt’uno con i pensieri, le emozioni e i sentimenti che esprimeva.

Un altro dei temi fondamentali affrontati dal reading è quello dell’amore, inteso come sentimento che dovrebbe essere espressione di pienezza, appartenenza reciproca e responsabilità … Non routine, sessualità meccanica, forma di evasione o di trasgressione rispetto all’ipocrisia delle convenzioni sociali. L’amore autentico è un “ideale da raggiungere”, che esige la fedeltà a noi stessi, richiede “una vera e propria rivoluzione del nostro modo di essere” e riguarda la pienezza della nostra apertura all’altro e al mondo, alla “realtà in tutte le sue manifestazioni”.

Un’altra questione affrontata da Montanari, Bardani e Cesarini attraverso i testi di Gaber è il rapporto tra società e politica: la finta libertà obbligatoria del modello capitalistico e consumistico, che conduce al disfacimento del soggetto ed al suo asservimento alle mode, nonché allo strapotere mediatico, all’indignazione per una progressiva disumanizzazione della società. A questo proposito è interessante citare, il testo tratto da «Mi fa male il mondo – seconda parte», canzone-prosa dello spettacolo E pensare che c’era il pensiero (1995-96), in cui, riferendosi alla tv italiana, si parla di “Grande libero mercato delle facce. Facce, facce… facce che lasciano intendere di sapere tutto e non dicono niente. Facce che non sanno niente e dicono di tutto. Facce suadenti e cordiali con il sorriso di plastica. Facce esperte e competenti che crollano al primo congiuntivo”. Vien da pensare a ciò che avrebbe scritto Gaber se avesse conosciuto Facebook, il grande libero mercato mondiale delle facce che trionfa, in un’epoca che, come ha scritto di recente il sociologo Luciano Gallino, è contrassegnata dalla sconfitta del pensiero critico e dalla “vittoria della stupidità”.

“Grazie ancora Signor Gaber” è uno sguardo rivolto alla condizione umana nella sua totalità, non chiusa quindi in se stessa, ma aperta e attraversata da tensioni e problematiche che investono anche la sfera sociale, politica ed economica una indagine appassionata intorno all’esistenza e alle sue possibilità, ai suoi drammi e ai suoi dilemmi, alle sue speranze e alle sue paure. Rendere possibile un nuovo rinascimento dipende soprattutto dalla riscoperta del pensiero, che costituisce l’essenza di tutta l’opera di Gaber negli ultimi trentatre anni della sua vita e del suo lavoro: “teatro del pensiero”.

Il pensiero cui tende tutta l’opera di Gaber non è l’affermazione di un sapere organicamente costituito, né tantomeno di una specifica ideologia, quanto uno slancio, una tensione ideale che vuole essere tutt’uno con l’esistenza, con l’esserci, qui e ora, dell’uomo. È la spinta utopica che cerca di dare un senso concreto al nostro essere nel mondo. Questa tensione è per Gaber qualcosa di “fisico”, non è mai astratta, deve in qualche modo essere carne. Un pensiero davvero libero, non deve essere condizionato dalla società o dalla dittatura del mercato e tantomeno dalla compra-vendita delle idee.

Concludiamo questa presentazione con una frase di Giorgio Gaber che rappresenta a pieno l’identità drammaturgica del reading: “Luporini ed io lavoriamo in modo curioso. Ci vediamo d’estate a Viareggio, dove lui fa il pittore, e parliamo di quello che ci interessa e di ciò che accade intorno a noi: possono essere gli argomenti più svariati, che so, la paura della guerra o il bisogno di divertirsi, il problema dell’inquinamento… Quest’anno io gli dicevo che mi accorgo di un’attenzione sempre più forte al proprio sentire, ad ascoltare se stessi. Così abbiamo deciso di parlarne”.

 

Contatti: tel. 349 7638791

e-mail ottavoatto@gmail.com

Pagina facebook Ottavo Atto

Ingresso libero e gratuito

Note: Accessibile ai disabili

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