OCCUPATO

Venerdì 4 Settembre 2015

Ore 22.30 – teatro

ASSOCIAZIONE L’MALMAND
OCCUPATO
di Ludovica Bei
diretto da Chiara Spoletini
con Ludovica Bei e Maria Gorini

Occupato Locandina

Sinossi                                                                                                                                              

Due water. Due donne. Una  sola condizione: fare pipì per affrontare la visita del ginecologo. Una necessità quotidiana, posta come obbligo, dà inizio a una logorante attesa durante la quale L. e M. si abbandonano  a confessioni, riflessioni e sfoghi che mettono in luce la loro diversità ma complementarietà. Le due donne non si sentono. Il bagno, spazio piccolo e chiuso è lo scenario perfetto per vivere  una condizione di completa intimità ma anche di estrema solitudine. L. è insicura, dipendente da psicofarmaci e ipocondriaca. Vorrebbe fare pipì ma non ci riesce.  La pressione di una richiesta esterna la innervosisce e inibisce totalmente. Non riuscendo a eseguire il compito assegnatole, la donna oscilla tra i sensi di colpa e un profondo complesso di inferiorità. Così è stato per una vita: eccessivamente dipendente dalle persone intorno a sé, si è accompagnata sempre a uomini che l’hanno svilita e abbandonata. M. è a prima vista emancipata, autonoma e spavalda. Sceglie di non fare pipì. Decide di dire “no” alla richiesta del medico. Sembra cosi seguire l’esempio della madre, che ha rappresentato per  M. il rifiuto e il divieto, contrapponendosi al padre, leggero, divertente e superficiale.  Entrambe hanno un motivo per non voler affrontare la visita ed entrambe si prepareranno a quel momento in una continua oscillazione tra coraggio e paura, dolore e sollievo, calma e agitazione. L e M, prima chiuse in un flusso di pensieri solitario, si ritroveranno poi catapultate sulla soglia della porta, costrette dunque a incontrarsi, scrutarsi e magari riconoscersi. Le due iniziano come un puzzle armonico ed equilibrato che arriverà alla fine a sfaldarsi e a rivelare la loro vera essenza, più ambigua, sporca e contraddittoria. Aneddoti del passato, ricordi dell’infanzia e di storie finite male saranno la carica che porterà le donne a un crollo totale. L. si troverà a inveire contro chi l’ha vessata con polemiche e consigli non richiesti e alle cui decisioni si è sempre sottomessa. M. ammetterà di non riuscire ad avere una vita sessuale soddisfacente, avendo rifiutato per una vita di accogliere chiunque. Le due donne entrano nel bagno certe di essere in un modo e ne usciranno trasformate, arrivando a sperimentare aspetti di sé, sopiti per troppo tempo. Si tratta di sfumature a tinte scure, fragilità e debolezze che per una vita sono state costrette a reprimere e soffocare. In questo delirio al femminile  il rapporto con il maschile non è sereno. Nel flusso di pensieri e ricordi lontani, affiorano immagini e episodi ambigui della vita delle due donne. Su M.  calerà l’atroce sospetto di un abuso da parte del padre in età infantile mentre L.  ammetterà di essere vittima di molestie sessuali sul lavoro. I due personaggi  rappresentano una parte di ciò che vuol dire essere donna oggi. Una identifica  nel rifiuto di una vita sessuale appagante la soluzione al dramma di quando era bimba, l’altra, nella mediocrità in cui da sola si è imprigionata,  si ritrova come sempre vittima del più forte, dell’uomo dominante. Ognuna risalirà al proprio trauma, spiegazione di ciò che è oggi. Una grottesca attesa dal ginecologo diventa paradigma universale della condizione di noi tutti: esseri umani fragili, soli, contraddittori ma pur sempre tragicamente ironici.

PROGETTO

 <<Il teatro non è indispensabile. Serve ad attraversare le frontiere tra me e te. >> [Grotowski]

“Occupato” nasce da una necessità personale di gridare, di tirar fuori la voce, e farlo con tutta la forza di cui sono capace. Perché? In questi ultimi anni, che definirei quasi di passaggio dall’adolescenza al mondo adulto, ho maturato la consapevolezza della profonda solitudine in cui siamo avvolti; ma di contro, quanto questa stessa solitudine sia una condizione cosi democratica da tenerci tutti uniti, sullo stesso piano. “Occupato” è  un progetto di ricerca e indagine sui temi dell’abbandono, del rifiuto e della solitudine vissuto dai protagonisti femminili che incarnano psicosi e fragilità dell’era moderna.
A interessare la giovane Compagnia sono stati gli episodi traumatici del passato che influenzano gli atteggiamenti e le scelte del presente.
Il senso dell’abbandono è il tema principale che unisce le due donne.
Tramite il ricordo di esperienze personali, ricerche e improvvisazioni  abbiamo cercato di scoprire le sfumature di questo macro tema;
Cosa da’ origine alla paura dell’abbandono ?
Abbiamo ritenuto necessario considerare il fattore famiglia come maggior responsabile di questa “patologia”.
Un’infanzia caratterizzata da relazioni insicure diventa un ponte verso atteggiamenti adulti insani e poco equilibrati che abbiamo deciso di portare all’estremo della loro assurdità, per ritrovarne il lato comico- grottesco.
Nei nostri personaggi la costante e incessante paura di rimanere soli si presenta come una vera e propria ossessione in cui rimango intrappolati.
Ecco il perché della scelta del bagno: il luogo di intimità per antonomasia diventa la condizione necessaria per rimanere separate dalla realtà e dar sfogo a quanto di più nero risiede in loro.
A trattenerle dall’uscire è proprio il non voler affrontare il mondo reale, e rimanere ancora un po’ nell’intimità del bagno , li dove tutto è permesso.
Il ginecologo, non presente in scena , ma personaggio  cui le tre donne si rapportano continuamente, rappresenta l’autorità  maschile con la quale  L e M,  nel corso della vita, si sono trovate a rapportarsi, ed è specchio del compromesso a cui ognuna di loro, per motivi diversi, ha dovuto cedere.
La drammaturgia è partita dalla scrittura di due monologhi differenti, poi intersecati tra loro, come a rappresentare la possibile coesistenza di queste stravaganti personalità. Questa rete di parole può sembrare un monologo a due voci oppure un apparente dialogo in cui nessuno veramente domanda e nessuno veramente risponde.
Il linguaggio è volutamente quotidiano, poiché la drammaticità delle storie raccontate risiede proprio nella semplicità delle parole utilizzate per raccontarla.
Lo spettacolo è pensato per parlare a tutti, non solo al mondo femminile.
Chi non si è mai sentito abbandonato, impaurito o letteralmente paralizzato?
Chi non ha mai nutrito l’esigenza di rimanere nel guscio, al riparo dal mondo o di esplodere violentemente, mandando in pezzi l’immagine di sé, costruita per una vita?
Chi, infine, non è fragile, svampito o aggressivo?
“Occupato” si rivolge a tutti quelli che, consapevoli dei propri limiti e difetti, sperano e desiderano di riuscire a accettarli e magari scherzarci un po’ su.

NOTE DI REGIA

Un spettacolo che racconta quello che siamo, quello che tanti nascondono a loro stessi, quello che vorremmo tenere chiuso, tappato, soffocato e che due umanità lasciano scivolare fuori dal loro corpo quasi senza accorgersene. Un testo fatto di ritmi incalzanti, rallentamenti, frenate a dolci e poi più brusche, di stop e ripartenze, entrate morbide e più decise. Occupato racconta Le storie di due persone che svelano le fragilità che ci appartengono e in cui certamente tutti per un attimo possiamo riconoscerci. Il mio intento con “occupato” è stato quello di rispettare il concetto di umanità che è centrale in questa drammaturgia, ho voluto proporre una messa in scena che potrebbe essere riassunta da parole chiave come verità e ritmo, senza tralasciare una determinante attenzione all’ironia che il testo suggerisce, che si alterna a una profonda e vera drammaticità, dualismo che è proprio della vita, dalla quale spesso siamo costretti ad allontanarci, richiudendoci nei posti più strani, per meglio comprenderla, per guardarci dentro con più attenzione, buttare fuori il superfluo e poi uscire per ricominciare un’altra volta tutto d’accapo.

Contatti: tel. 349 7638791

e-mail ottavoatto@gmail.com

Pagina facebook Ottavo Atto

Ingresso libero e gratuito

Note: Accessibile ai disabili

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